Sulla scorta della riflessione di Fernand Braudel, nasce l’idea di istituire un “Osservatorio sulla Cooperazione e la Sicurezza nel Mediterraneo” (OCSM). Si tratta di una convinzione “culturale”, prima ancora che di un progetto scientifico, di fronte a ciò che il Mediterraneo rappresenta nel tempo presente: un crocevia dove i confini sono permeabili e dove più urgente è la necessità di indagare, con spirito aperto e senso di responsabilità, i termini dell’avvicinamento, dell’interazione, nonché del confronto, tra popoli e culture. Il Mediterraneo è anche lo spazio all’interno del quale da diversi anni si consuma la tragedia della disumanità, dove da anni, con la complicità dei mercanti di essere umani, migliaia di migranti affrontano la traversata a rischio della vita per essere soccorsi, quando accade, dalle flotte battenti bandiere europee.

 Occorre riflettere e reagire a tutto ciò con gli strumenti della politica, mettendo al centro il ripristino dei diritti umani, nel rispetto delle esigenze di sicurezza dei paesi di accoglienza. In un mondo globalizzato e interconnesso, gli spazi delle relazioni tra culture diversi si circoscrivono in ragione di “interessi e principi comuni”, quali richiamati nella Dichiarazione di Barcellona del 1995 e tuttora validi ancorché poco applicati. Questa comune consapevolezza che i popoli del Mare nostrum conservano, nonostante molteplici segnali di segno contrario, ci spinge a investire sulla volontà dicontinuare a guardare al Mediterraneo come spazio della composizione, della convergenza, del compromesso sulla base dei principi comuni.