Le conclusioni del Consiglio europeo sono lunghe e dettagliate quanto lunghe e tormentate sono state le discussioni a Bruxelles. Si calcola che è stato superato il primato della durata del vertice di Nizza nel 2000. Le sedute notturne hanno un che di salvifico, sono l’estasi dopo il tormento, tutti gli attori possono reclamare che quanto ottenuto viene da uno sforzo strenuo che li ha consumati anche sul piano fisico.

Le cifre sono scritte nel documento finale, si tratta di un congruo pacchetto di sovvenzioni e prestiti per rimettere in moto la macchina europea e recuperare l’asimmetricità delle conseguenze della pandemia. Tutti consentono sul fatto che la zona euro, e l’Unione in generale, si salva insieme o non si salva affatto.

Non v’è traccia nelle conclusioni, ma di certo è stato presente nella coscienza delle delegazioni, lo scenario geo-politico globale che vede addensarsi le ombre sul destino d’Europa.

Grecia e Cipro sono impegnate nella disputa del gas con la Turchia. Conoscendo i precedenti, nessuno si sente di escludere che la disputa si riscaldi. L’Egitto decide di inviare un contingente militare in Cirenaica per contrastare l’avanzata dei Tripolitani e dei Turchi.

Gli Stati Uniti stanno a guardare, impaniati nella pandemia che non riescono a controllare e soprattutto nella competizione elettorale. L’anno delle presidenziali americane è sempre detto dell’attesa, specie ora che l’esito appare incerto. Il democratico Biden è accreditato di un vantaggio che potrebbe non essere più tale nelle urne.

La Cina è alle porte. Chris Patten, l’ultimo Governatore britannico di Hong Kong, richiama l’Europa alla riscoperta dei valori. La via della seta è un credito che Pechino accende nei confronti degli Europei. Questi saranno chiamati a ripagarlo in termini politici oltre che finanziari.

Il punto di svolta a Bruxelles è in realtà venuto un mese prima, alla conferenza stampa congiunta Macron – Merkel. Quando i due annunciarono il piano per il rilancio e, insieme, la fine del dogma della parità di bilancio. L’Unione poteva, e doveva, indebitarsi a fronte dell’emergenza. Una svolta culturale da parte della Germania che fino ad allora si era fatta paladina dell’austerità.

Merito di Macron che dal discorso del Louvre, l’Inno alla gioia che ne accolse l’ingresso, predica un europeismo ambizioso. Merito di Merkel che accenna il passo di chiusura alla grande per meritare lo scontato plauso del pubblico domestico e l’ovazione della platea europea. Con la svolta “a U” supera di colpo tutte le perplessità sulla sua rigidità di carattere e di visione.

Merito degli altri leader europei e europeisti che hanno combattuto una battaglia di interessi e di opinioni. Una nota va ai frugali: hanno introdotto elementi di condizionalità in un meccanismo che avrebbe potuto apparire una mera regalia a quanti spendono anziché investire. La lezione valga per noi, e non solo.

di Cosimo Risi

Special meeting of the European Council (17, 18, 19, 20 and
21 July 2020) – Conclusions