Redazione

Il 31 marzo 2020, a seguito di una decisione del Consiglio, l’Unione europea ha annunciato il varo di “Irini” (termine greco per “pace”), una nuova operazione navale nel Mediterraneo. “Irini”, che sostituisce la precedente operazione “Sophia”, avrà il compito di contribuire al processo di pacificazione della Libia tramite compiti di pattugliamento volti ad assicurare il rispetto dell’embargo sulle armi imposto dalle Nazioni Unite a partire dal 2011.

Il complesso teatro operativo libico

Sin dalla caduta del regime instaurato dal Colonnello Mu’Ammar Al – Qaddafi, la Libia ha sofferto una situazione di perdurante instabilità, culminata con la formazione di due centri di potere che rivendicano la propria sovranità territoriale. Nella parte occidentale del paese, la Tripolitania, predomina lo schieramento del Governo di Accordo Nazionale (GNA), guidato nella capitale Tripoli dal Primo Ministro Fayez Al-Sarraj e riconosciuto dalle Nazioni Unite. La Cirenaica è invece la roccaforte del Generale Khalifa Haftar, capo dell’esercito nazionale libico (Libian National Army – LNA) che ha di fatto il controllo del Parlamento nazionale situato a Tobruch.

Nonostante i ripetuti moniti da parte della comunità internazionale per una cessazione delle ostilità, l’offensiva di Haftar dell’aprile 2019 ha visto un deteriorarsi della situazione sia in termini economici che umanitari. Nell’avvicinamento a Tripoli, infatti, l’LNA ha guadagnato il controllo di numerosi pozzi di petrolio, privando così il GNA della sua risorsa più preziosa a livello nazionale. Al di là delle implicazioni prettamente economiche e finanziarie, il propagarsi del conflitto ha determinato un considerevole aumento del numero di rifugiati, costretti a cercare asilo o sistemazioni di fortuna durante i bombardamenti.

In questa temperie, le potenze internazionali non sono restate a guardare e hanno agito in totale noncuranza del blocco sulle armi per la salvaguardia dei loro interessi economici e geostrategici. In particolare, Egitto ed Emirati Arabi Uniti hanno sempre assicurato la fornitura di arsenale bellico alla fazione guidata dal Generale Haftar, supportato in maniera meno evidente anche da mercenari russi del gruppo Wagner e tacitamente sostenuto dalla Francia e dagli Stati Uniti. Gli sforzi di altri attori internazionali come la Germania, promotrice del dialogo tra le due parti come testimoniato dalla Conferenza di Berlino dello scorso gennaio, sono stati resi vani anche dall’intervento turco a favore del GNA. Proprio grazie all’ingresso in campo di Ankara, negli ultimi giorni il GNA sembra essere riuscito a rovesciare la situazione che vedeva Al-Sarraj arroccato a difesa della capitale, attraverso l’assedio dell’avamposto di Tarhouna.

Il varo della nuova missione ‘Irini’

Alla luce dell’ingarbugliato scenario libico, l’Unione europea ha deciso di coordinare i propri sforzi attorno ad “Irini” per favorire una cessazione delle ostilità impedendo la fornitura di armi alle due fazioni, secondo quanto previsto dalla risoluzione 2292(2016) del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. Più nel dettaglio, la missione, attuata attraverso l’utilizzo di mezzi aerei, marittimi e satellitari, provvederà all’espletamento di quattro funzioni basilari: ispezione delle navi sospettate di trasportare armi o materiale ad esse collegato; raccolta di informazioni riguardanti lo smercio illegale di petrolio e carburante; attività di addestramento per il personale della Guardia Costiera libica; smantellamento delle reti di traffico e tratta degli esseri umani.

L’operazione, il cui mandato ha una durata annuale fino al 31 marzo 2021, è guidata dal Contrammiraglio Fabio Agostini ed il suo comando operativo è stato istituito a Roma, in perfetta continuità con la precedente operazione “Sophia”. La centralità dell’Italia in ‘Irini’ riveste un contenuto importante, specie se si considera che il varo della nuova missione ha risentito di un lungo processo negoziale in cui Roma rifiutava di essere centro di sbarco per i migranti eventualmente identificati durante le operazioni. Lo stallo nelle trattative, provocato anche da Austria e Ungheria in virtù della preoccupazione derivante dallo scatenarsi di una nuova crisi migratoria in Europa, è stato infine superato grazie alla Grecia, che ha accettato di essere il primo punto di approdo per i migranti soccorsi in mare.

Per quanto concerne l’ambito operativo, ci si aspettava che Italia e Spagna si ritagliassero un ruolo di primo piano all’interno di “Irini”, in analogia a quanto già accaduto nel corso dell’operazione “Sophia”, mentre si prevedeva che la Germania contribuisse soltanto attraverso l’invio di aerei di pattugliamento marittimo. Ebbene,  il Gabinetto tedesco ha approvato una mozione per l’invio di 300 truppe al largo delle coste libiche, che condurranno compiti di pattugliamento grazie all’utilizzo degli aerei P3C-Orion e, a partire da agosto, di una fregata.

Le reazioni internazionali

Il lancio della nuova operazione ha generato differenti reazioni in seno alla comunità internazionale. Il Ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov ha puntato il dito contro l’Europa, giudicando ambigua la decisione di Bruxelles di non fornire informazioni dettagliate alle Nazioni Unite sulla nuova operazione. In particolare, Mosca sembra suggerire all’Unione europea di rivolgersi al Consiglio di Sicurezza per ottenere una specifica autorizzazione per il dispiegamento di “Irini”, così da contestualizzare lo sforzo nell’ambito dell’embargo posto dalle Nazioni Unite.

Sono state anche mosse critiche alla stessa ratio dell’intervento europeo, specie se si considera che l’approvvigionamento e la fornitura di armi non avvengono allo stesso modo per entrambe le fazioni di belligeranti in Libia. È risaputo infatti che l’LNA possa fare leva sui rifornimenti inviati dagli Emirati Arabi Uniti tramite l’Egitto, paese confinante con la Cirenaica controllata dal Generale Haftar. Diversamente, il GNA al momento conta soprattutto sugli aiuti della Turchia, che può fornire supporto al governo di Al-Sarraj utilizzando i collegamenti marittimi nel Mediterraneo. Sulla base di questa considerazione, il GNA ha aspramente criticato l’iniziativa europea come volta ad indebolire il proprio schieramento, a tutto vantaggio delle sortite condotte dalle forze antagoniste.

Se da un lato sembra prematuro pronunciarsi sulla bontà dell’operazione ‘Irini’ poco dopo il suo lancio, è altrettanto vero che quanto disposto lascia qualche dubbio sulla posizione di neutralità dell’Unione europea all’interno del conflitto libico. Più che essere diretto ad una vera e propria cessazione delle ostilità, l’intervento avrebbe obiettivi geostrategici più ampi, specie per quanto attiene al rapporto con la Turchia. Non è un caso, infatti, che sia stata proprio la Grecia, il paese più penalizzato dal recente accordo siglato tra Erdogan e Al-Sarraj sulla ridefinizione delle zone economiche esclusive nel Mediterraneo, a rompere gli indugi durante i negoziati per dare il via libera alla missione navale.    A prescindere dalle strategie e dal supporto indiretto ad una delle due fazioni, l’operazione “Irini” ha comunque le carte in regola per contribuire positivamente allo sviluppo della situazione in Libia. E’ però necessario che gli stati membri dell’Unione mettano a disposizione le proprie capacità aeree, marittime e satellitari per rilevare eventuali violazioni da parte di qualsiasi schieramento. In questo modo, ed attraverso una puntuale pubblicizzazione mediatica dei successi conseguiti, sarà possibile trasformare la nuova operazione in un successo di politica estera dell’Unione. 

di Redazione OCSM