La logica calcistica impone che le valutazioni dei vertici europei siano alla stregua dei risultati del campionato: c’è chi vince e chi perde. La logica dell’Unione è, dovrebbe essere, diversa: si vince o si perde tutti assieme,  il risultato ottimale è il pareggio fra le diverse istanze.

Alla vigilia, il Consiglio europeo del 23 aprile si presentava come l’ennesima partita fra chi ha da chiedere e ottenere in virtù del proprio stato di bisogno e chi lesina l’aiuto da una posizione di relativo vantaggio. Tutti gli stati membri soffrono della pandemia, sia pure con numeri diversi fra loro. Tutti gli stati membri risentono della crisi economica e sociale ma possono mettere in campo misure modulate sulla diversa forza finanziaria. La pandemia accentua le diseguaglianze fra stati membri e fra cittadini in seno agli stati. Non è affatto democratica.

Il risultato è stato anticipato dalla Cancelliera federale nel discorso al Bundestag che tradizionalmente precede i vertici. Alcuni passaggi sono significativi di uno stato d’animo, di una Weltanschauung, per dirla con un’elegante espressione tedesca. Il primo: “Tutti i nostri sforzi a livello nazionale possono avere successo solo se abbiamo successo insieme in Europa”. Il secondo: “Nello spirito di solidarietà, dovremmo essere pronti a fornire contributi completamente diversi, ovvero significativamente più elevati, al bilancio europeo per un periodo di tempo limitato”. Il terzo: “Per noi in Germania, l’impegno per un’Europa unita è parte della nostra logica… Siamo una comunità di destino”.

Charles Michel tira le conclusioni del dibattito fra i Ventisette, traducendo in cifre e in impegni di comportamento, non ancora del tutto in decisioni. Il pacchetto varato dall’Eurogruppo per complessivi 540 miliardi sarà operativo dall’1 giugno 2020. Comprende il MES senza le condizionalità che non siano di scopo, SURE per la cassa integrazione, il rifinanziamento BEI.  Il documento Una tabella di marcia per la ripresa verso un’Europa più resiliente tara le misure attorno ad alcuni punti comuni.

Sul fondo per la ripresa (Recovery Fund), Michel indica alcune linee e riserva il quadro preciso  alla Commissione. Il fondo è “necessario e urgente”, va collegato al QFP (Quadro Finanziario Pluriennale), i bilanci europei 2021 – 27. Restano vaghi i contorni del fondo, l’ammontare oscilla, secondo le dichiarazioni, da mille e duemila miliardi. Vaga  la sua articolazione fra prestiti, e ad quale scadenza, e doni (loans and grants). Vaga la  destinazione se non quella generica che andrebbe a favore dei sistemi più colpiti dalla crisi. La parola passa alla Commissione che, ai primi di maggio, dovrebbe delinearne il contorno giuridico e finanziario e presentare le relative proposte lungo la consueta filiera procedurale.

La procedura può essere d’intoppo. Poiché il QFP, quale che ne sarà l’ammontare, entrerà in vigore l’1 gennaio 2021, ci sarà da colmare la distanza fra giugno e dicembre 2020. Se il fondo ha da essere urgente, occorre che parta assieme alle altre provvidenze e comunque per l’autunno. Dopo sarebbe tardi, con una crisi economica e sociale avvitata su se stessa.

Nei commenti del dopo non sarà sfuggito il richiamo della Cancelliera ad una nuova politica di bilancio. Considerato che il QFP andrà rafforzato per reggere il peso del fondo, bisogna curare il fronte delle spese europee e delle entrate. Il bilancio è circolare: lascia uscire quello che entra. Mettere mano alle entrate significa intervenire sul tema europeo più delicato: quello delle politiche fiscali. Sarebbe una svolta meritevole di definirsi epocale.

di Cosimo Risi

Di seguito due documenti rilevanti per alimentare il dibattito di parte europea:

https://www.consilium.europa.eu/it/press/press-releases/2020/04/23/conclusions-by-president-charles-michel-following-the-video-conference-with-members-of-the-european-council-on-23-april-2020/