Il MES (meccanismo salva stati) è l’oggetto del contendere politico in Italia, meno in Europa dopo che l’Eurogruppo lo ha ripulito dalle originarie condizionalità riguardo alle spese per sanità e infrastrutture.

Nel dicembre 2010 il Consiglio europeo decide l’istituzione del MES come strumento permanente di sostegno agli stati membri (sm) in difficoltà. Sostituisce il FESF (Fondo europeo di stabilizzazione finanziaria) che era intervenuto per Grecia, Irlanda e Portogallo, con le conseguenze sociali che si conoscono. L’entrata in vigore del MES è prevista per il 2013, nell’intervallo fervono le trattative su struttura e dotazione finanziaria.

Il dibattito 2020 riguarda la revisione dello statuto MES  nonché, sul piano interno, la possibilità che l’Italia vi acceda in attesa delle provvidenze che verrebbero dal Recovery Plan, già detto dei Coronabond.   

Il punto riguarda in particolare la facility MES con condizionalità leggere a finalità sanitarie, da attivare a richiesta dello sm interessato. La facility opera  nel breve periodo, per il medio e lungo termine altre e più congrue dovrebbero essere le misure da varare.

L’alternativa al MES sarebbe ricorrere al mercato con l’emissione di titoli di stato nazionali per pari ammontare e pari scadenza. La valutazione, oltre che politica, è di natura contabile: quanto peserebbe sul debito l’emissione di titoli di stato rispetto al MES. E’ probabile che i primi costerebbero di più dovendo essere collocati a tassi più elevati per renderli appetibili ai mercati. Il MES, contando sulla copertura UE, sarebbe meno gravoso in termini di interesse da pagare.

Va però valutato il peso dello stigma, e cioè l’effetto di annuncio che il ricorso al MES avrebbe sui mercati. Lo sm che vi ricorre denuncia la propria intrinseca debolezza e scatena un’ondata di sfiducia, ne seguirebbe l’aumento dello spread nei confronti degli sm “virtuosi” (la Germania è il termine di riferimento per eccellenza).  Il rischio spread sarebbe attenuato dalla circostanza che un gruppo di sm, e non uno solo, ricorra al MES. Tutti infelici, nessuno infelice.

Fra i vantaggi del MES è il viatico all’OMT (Outright Monetary Transactions), la possibilità per la Banca Centrale Europea di intervenire per un ammontare illimitato di acquisti. L’intervento della BCE non sarebbe automatico, riservandosi Francoforte la facoltà di valutarne tempi e modi. La sua discesa in campo con l’OMT contribuirebbe comunque a contenere lo spread.

L’Italia si orienta a sospendere il dibattito interno sul MES fino alle decisioni del Consiglio europeo del 23 aprile, quando verrebbe messo sul tavolo il Recovery Plan, o comunque si voglia chiamare il progetto allo studio della Commissione. La base di lavoro è l’emissione di nuovi titoli a medio termine da appoggiare alle prossime prospettive finanziarie, la programmazione pluriennale del bilancio europeo. Con un dettaglio non da poco: il dibattito sulle prospettive finanziarie procede stancamente a Bruxelles da circa due anni. Che la crisi da pandemia induca i Capi di Stato e di Governo alla tempestività, altrimenti  il paziente Europa rischia l’agonia.

di Cosimo Risi